Cantaluna- Alla ricerca della felicità

Cantaluna, la donna dai capelli d’argento e dalle profonde rughe sul volto; veste un lungo abito color rubino decorato da una cintura di filo bianco intrecciata in vita. Nella mano destra stringe un bastone con incastonati nove campanelli d’argento che tintinnano ad ogni suo passo.

Si narra che si palesi in quegli attimi di incanto tra la veglia e il sonno e che la sua voce echeggi nel grembo delle donne che stanno per affrontare una trasformazione.

Alcune ne percepiscono la presenza, altre ne distinguono la voce, solo pochissime sono in grado di vederla.

Cantaluna, non chiede nulla in cambio delle sue sagge parole e scompare non appena le ha pronunciate.

Questa è una storia narrata da Cantaluna ad una donna che temeva di aver perduto per sempre la sua felicità

L’Usignolo che non sapeva più cantare

C’era una volta un dolce Usignolo che con il suo canto rallegrava i cuori degli abitanti del villaggio vicino al bosco. In primavera il suo richiamo serale accompagnava i sogni di tutti i bambini e la sua melodia nelle ore del sole avvisava gli abitanti del villaggio dell’imminente cambio di stagione.

Era un piacere ascoltare quelle note e vedere quel piccolo uccellino trascorrere così tanto tempo a cantare creando suoni e armonie sempre nuovi.

Un giorno l’Usignolo salì su un albero, chiuse gli occhi e gonfiò il suo petto per cominciare a diffondere nell’aria la gioia che serbava nel cuore ma si accorse che nella sua gola non vi era suono e nel suo cuore non vi era più la scintilla di gioia che gli permetteva di creare melodie. Sembrava tutto svanito!

Si guardò attorno e vide con tristezza che non vi erano più le meraviglie che un tempo alimentavano il fuoco della sua musica; nessun villaggio, nessuna persona, nessun bosco, albero, foglia, ruscello, animale. Tutto era svanito, rimanevano solo lui e l’albero sul quale si era posato.

“Cosa è accaduto? Dove sono andati tutti? Come potrò ora tornare a cantare se intorno a me non ho più la meraviglia che crea le mie sinfonie?”- disse l’ Usignolo.

Iniziò a diventare triste e sconsolato. In una sola Luna smise di cantare, volare, mangiare. Se ne stava tutto il giorno sul suo albero, fermo a guardare quell’orizzonte vuoto.

Fu allora che apparve ai piedi dell’albero una Lumaca. “Ehi, lassù?!” -disse la Lumaca alzando lo sguardo verso l’Usignolo- “Parlo con te! Uccellino, ti prego, guarda giù..sono qui e voglio parlarti”.

L’Usignolo abbassò il suo triste sguardo dicendo: “Cosa vuoi? Non vedi come sono occupato ad esser triste? Vattene e non mi disturbare”.

“Ti prego, Usignolo, cantami una canzone. Ho viaggiato a lungo solo per sentire la tua voce. Non farmi andare via senza aver sentito le melodie di cui tutti parlano”.

“Quanta tristezza, Lumaca, non posso più cantare poichè ho perduto la mia felicità”. “Non ti credo”- disse la Lumaca- “è impossibile perdere la felicità. Ti sei solo dimenticato di come facevi ad essere felice”.

“Guardavo il sole, il bosco, la gente, le montagne e la gioia faceva ardere il mio cuore fino a farmi cantare. Ma ora non vi è nulla a parte me, questo albero e te. Nulla per cui valga la pena cantare”.

“Allora crealo tu!” disse la Lumaca. “Cantami una canzone che parla del bosco e ti assicuro che esso tornerà qui davanti a te”.

L’Usignolo non voleva credere alle parole della Lumaca ma, non avendo altro da fare, decise di provare così da dimostrare alla Lumaca che non era più in grado di cantare e potersi liberare di lei una volta per tutte.

All’inizio ci fu un suono simile ad un ronzio, poi un gracchiare sommesso, poi l’Usignolo chiuse gli occhi e, come per magia, ritrovò la sua voce. Iniziò a pensare al bosco, al villaggio, agli animali, al ruscello e la scintilla della gioia tornò in lui.

Quando riaprì gli occhi vide con stupore che ogni cosa era tornata al suo posto.

“Che voce meravigliosa”- disse la Lumaca- “grazie per avermi regalato questa melodia”.

“Grazie a te, Lumaca, per avermi ricordato tutto ciò che mi rende felice”.

Da quel giorno, l’Usignolo cantò tutti i giorni un canto nuovo creando e ricreando il mondo intorno a sè.


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